La Chirurgia non Ablativa nasce nel 1989 da una intuizione innovativa del dottor Giorgio Fippi dettata dall’esigenza di intervenire su alcune patologie cutanee e inestetismi, senza ricorrere a tecniche cruente,evitando il rischio connesso agli interventi condotti con la chirurgia tradizionale.
"Chirurgia non Ablativa" è una definizione antitetica (ossimoro) data dal suo ideatore a una Tecnica Innovativa che ha rivoluzionato la Chirurgia Dermatologica e l'Estetica.
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Oxigen (2).jpg (17837 byte)Ossigeno Frazionato.

Per eliminare gli inconvenienti dell'ossigeno terapia iniettiva, molti anni orsono (1985), ho messo a punto la ossi-carbossi terapia.
L'esigenza era quella di evitare la super ossigenazione dei tessuti responsabile della formazione di radicali liberi(ioni idronio e IONI idrossonio) quando si iniettano volumi di ossigeno superiori a 10 cc per ponfo, come avviene per l'ozono oggi quasi abbandonato.
Inserendo una percentuale calcolata di anidride carbonica nella stessa siringa dell'ossigeno iniettabile, si evita la superossigenazione con formazione di radicali liberi.
Inoltre, a patto di non superare il 40% di Anidride carbonica rispetto all'Ossigeno, si evitavano tutti gli effetti negativi tipici della Carbossiterapia.
 
Oxigen (3).jpg (16889 byte)Il grosso problema da risolvere per permettere a tutti i medici di praticare in assoluta sicurezza e con facilità la Oxi-Carbo terapia (l'ossicarbossi), consiste nella difficoltà di caricare un certo numero di siringhe ermetiche contenenti la corretta percentuale dei due gas o di caricare una bombola omologata, con la corretta percentuale dei due gas.
Caricare una bombola mediante tubi resistenti a pressioni che raggiungono le 200 Atmosfere da una bombola di ossigeno medicale iniettivo ed una di anidride carbonica sempre per uso iniettivo, costituisce un ostacolo insormontabile per il medico oltre a d essere estremamente pericoloso.
Pensiamo ai danni causati dall'esplosione di una semplice bombola di GPL usata nelle stufe.
Questa bombola non raggiunge le 3 Atmosfere, mentre le nostre lavorano in media a 200 Atmosfere.
Per permettere a tutti i colleghi di praticare l'Oxi-Carbo, l'unica scevra da effetti collaterali, che non intossica e che ,come vedremo, da risultati certi e ripetibili, ho superato tutte le difficoltà anche di natura economica, mettendo a punto la terapia mediante Ossigeno Frazionato.
 
Oxigen (4).jpg (16698 byte)L'Ossigeno Frazionato, in buona sostanza, risulta, dal punto di vista biochimico, esattamente sovrapponibile alla Ossi-Carbossi terapia.
Come è possibile tutto ciò?
In effetti è l'uovo di Colombo.
Infatti, quando iniettiamo dell'ossigeno puro nei tessuti, a patto di non utilizzare grandi volumi, ci troviamo esattamente come se avessimo effettuato una Ossi-Carbossi terapia data la presenza predominante della CO2 nei tessuti, l'importante è dosarne la quantità per punto e per distretto.
Per effettuare l'Ossigeno Frazionato, basta provvedersi di una bombola d'ossigeno iniettabile di piccole dimensioni e di una siringa da 50 cc.
Come bombola possiamo utilizzare quella dell'Ambu fatta caricare con ossigeno medicale iniettabile da una ditta certificata.
Non dimentichiamo di farvi incidere una targhetta con il nostro nome e cognome, codice fiscale e partita I.V.A. per essere rispettosi della legge in materia.
Ricordo che non possono essere utilizzate quelle bombole mono uso in quanto non contengono gas iniettabili negli animali e nell'uomo, come riportato in etichetta.
 
Purtroppo ancora oggi come in passato tutte, molte Aziende che vendono apparecchi per Ossigeno terapia iniettiva e per Carbossi terapia, fornendo proprio questo tipo di bombole occupandosi anche dello smaltimento delle stesse una volta scariche!?!
Per evitare di continuare a foraggiare questi Signori un pò superficiali e impreparati (spero non in malafede), vi consiglio di leggere attentamente quanto scritto sulle ricariche degli apparecchi per gas terapia(ricordiamo i morti per ossigeno ozono terapia ecc. ecc.).
Alla nostra bombola dovremo attaccare il riduttore di pressione con rubinetto.
Sul cannello del deflussore attaccheremo un pezzo di tubo di gomma(va benissimo un pezzo da 5 cm. di tubo del nostro fonendoscopio).
Ora dovremo provvedere ad attaccare al nostro tubicino il cono di un normale ago da siringa a cui avremo tolto la parte metallica.
Questo cono di plastica inserito nel tubicino da fonendo(a sua volta attaccato al riduttore di pressione della bombola) ci permetterà di connettere e sconnettere la nostra siringa da 50cc con estrema facilità.
 
Con questo sistema eviteremo i lunghi tubicini da privare dell'aria che vi penetra e che rende rischiosa la somministrazione dei gas che non risultano mai puri.
Ora saremo in grado di caricare la nostra siringa con la certezza di essere in presenza di ossigeno puro iniettabile che ci evita qualsiasi rischio o effetto indesiderato.
Per precauzione consiglio sempre di regolare l'uscita dell'ossigeno a vuoto, prima di attaccarvi la siringa e caricare e scaricare la siringa stessa per eliminare anche quella minima parte di aria contenuta nel cono d'attacco.
Altra raccomandazione, prima di staccare la siringa iniziare a spingere ossigeno fuori dalla siringa per tutto il tempo necessario ad attaccarvi l'ago.
Ora siamo pronti ad operare in modo totalmente sicuro con la nostra siringa, ma quello che più conta, senza aver sborsato cifre esagerate.
Inoltre chi è interessato alla parte clinica oltre che alla teoria, può contare sulla mia completa disponibilità ad insegnare tutte le tecniche necessarie per una corretta terapia con ossigeno frazionato, a titolo totalmente gratuito come ho sempre fatto per le altre tecniche che ho messo a punto.
I corsi e gli orari li trovate come sempre sul mio sito www.fippi.net ma se preferite inviatemi la vostra email con la richiesta di essere avvertiti dei miei corsi.
Frequentare almeno uno di questi corsi è importante per apprendere tutto quello che ho vissuto in tanti anni di esperienza sul paziente e di confronto con colleghi e ricercatori.
Inoltre serve per chiarire le idee e conoscere tutta la teoria e la pratica dell'ossigeno frazionato.
Quanti punti trattare, quanti cc per punto, la tecnica per gli inestetismi degli arti inferiori, la tecnica per la biorivitalizzazione del viso abbinabile all'ossigenoterapia iperbarica di cui parlano tanto i media che si interessano alle cure estetiche di quella famosissima rock star o di quell'altra famosa diva sempre giovane e bella, la tecnica per la prevenzione e la cura dell'acne, la tecnica della fovea prima di iniettare per evitare il ponfo nelle ulcere flebostatiche e diabetiche e così via.
Termino ricordando che le apparecchiature che erogano gas iniettabili (carbossi-terapia)hanno un rubinetto elettrico che permette la fuoriuscita di un certo numero di cc di gas al minuto, che viene somministrato al paziente non con la siringa ma con un tubicino a cui è attaccato un ago che viene infisso nei tessuti della parte da trattare.
A questo punto la macchina inizia a gonfiare i tessuti di gas dilatando la cute soprastante, generando un allungamento della cute.
Non contenti, alcuni medici aiutano questo scollamento con dei "pizzicotti"atti a favorire lo scollamento dei tessuti che risultavano ancora adesi al sottocute per annullare la buccia d'arancia.
Il vero problema sorgerà dopo quando troveremo la cute ormai inesorabilmente allentata, rilassata evidenziata nel suo allungamento da quelle che i medici estetici chiamano ginocchia con pelle alla zuava.
Un ulteriore attenzione merita il fatto che dopo alcuni inconvenienti, i fabbricanti di questi apparecchi per carbossiterapia (ricordiamo ancora che venivano corredati di bombole di anidride carbonica o di ossigeno monouso non iniettabile) hanno da poco inserito nelle raccomandazioni per l'uso di questi apparecchi di "lavare" tutte le tubazioni in cui scorrono i gas, con dell'ossigeno allo scopo di disinfettare i condotti e liberarli dall'aria che vi penetra quando la macchina è spenta.
Il problema quindi c'era, ma nessun commerciante di elettromedicali ha avuto il coraggio di avvertire dei possibili rischi per la salute, il medici in possesso della macchina per carbossiterapia quel che è peggio continuavano ad usarla(ed ancora molti la usano).
 
Ossi-Carbossi terapia iniettiva nella patologia ulcerosa e nella cellulite.

Le gas terapie erano già praticate negli anni trenta, con metodi e protocolli i più disparati.
Poi, abbandonate per decenni, sono state riprese in considerazione negli anni ottanta, con l’ossigeno-ozono e con la carbossi terapia.
Solo l’ossigenoterapia iperbarica, si è mantenuta pressoché costante, nei gabinetti fisioterapici più attrezzati.
Nel secolo scorso (1985-86) ho iniziato un protocollo di ricerca per valutarne gli effetti nelle ulcere varicose degli arti inferiori, sotto la spinta emozionale del mio Maestro di Medicina Mario Giacovazzo, il quale, saputo che dirigevo un gabinetto fisiokinesi terapico, mi consigliò di utilizzare il solo ossigeno, infiltrato nei tessuti.
Ottenuti i primi risultati strepitosi sul vascolare, studiando le schede dei pazienti con i miei collaboratori, mi sono accorto dei notevoli effetti estetici (riduzione degli edemi e della cute a buccia d’arancia) nei distretti a monte dei linfatici trattati a scopo antibatterico, iniziai ad occuparmi di medicina estetica.
Infatti, il protocollo che avevo adottato nel mio gabinetto fisiatrico, prevedeva, oltre il trattamento iniettivo dei margini dell’ulcera e delle aree tributarie dell’ulcera stessa, l’iniezione di almeno 100cc di ossigeno puro iniettabile, nell’area linfonodale pertinente per drenaggio.
Ora, se l’ossigeno terapia iniettiva, è insostituibile per facilitare in tempi estremamente brevi (15gg) il drenaggio dei liquidi in una cellulite edematosa, poco può sul versante lipodistrofia (accumulo di grasso) da turbe del microcircolo.
Anzi, in certi casi, la aggrava dal momento che i capillari reagiscono all’iniezione d’ossigeno, con una vasocostrizione reattiva, visibile anche ad occhio nudo come un’area ischemica nell’area infiltrata.
Sempre nelle ulcere per ottenere una normalizzazione del microcircolo capillare e per facilitare gli shunt, utilizzavo la carbossi terapia nelle aree circostanti i margini, a precedere l’ossigeno (mai a seguire!), ed in questo caso avevamo osservato con i colleghi, che l’eventuale presenza di adipe in quei distretti, tendeva a ridursi.
L’idea di utilizzare ossigeno nelle sole zone di pertinenza linfatica e la carbossi in quelle lipodistrofiche da turbe del microcircolo, a tutt’oggi è sempre valida.
Un notevole passo avanti, nell’abbreviare i protocolli in estetica, lo ho ottenuto miscelando i due gas nella stessa siringa, in modo da ottenere una sorta di ginnastica vascolare in due tempi.
All’inizio avevo allestito siringhe con percentuali diverse dei due gas, e le avevo testate su me stesso per verificare quale percentuale fosse la meno fastidiosa, per poi passare al protocollo definitivo per i pazienti.
I risultati sono stati estremamente gratificanti: 99% positivi.
Il protocollo prevede un numero di sedute che a seconda dei casi varia da tre a dieci-quindici (solitamente sei).
La cadenza di una volta a settimana, per sei settimane in tutto, nei casi non complicati.
 
Tecnica e Protocolli
(Carbossigeno X% dottor Giorgio Fippi Medico Chirurgo)
ossicarbossi terapiaCura degli zaffi di capillari e delle macchie di capillari da turbe del microcircolo capillare superficiale.
Ossicarbossi terapia infiltrativa 70\30 con ago 30gx4mm.
Tecnica di intervento: Poggiare con decisione ma delicatamente, l'apertura ovale del becco di clarino sulla superficie cutanea sede della macchia da capillari (attenzione a non far penetrare l'ago nella cute).
 
iniezione epidermica tre ccFar scorrere, in modo estremamente delicato, la punta dell'ago così posizionato sulla cute, mentre si comprime la miscela gassosa nella siringa.
Si dovrà notare una piccolissima raccolta di gas sottopelle, mentre l'ago non dovrà mai penetrare nei tessuti.
Questo per essere certi di aver riattivato la circolazione deficitaria di quei capillari che, non visibili, costringono gli altri a dilatarsi creando la macchia.
 
Ago che non penetraUna volta ricanalizzati questi capillari, assisteremo allo schiarirsi della macchia o degli zaffi.
Questo non significa che tutto si risolva così semplicemente, infatti qualche capillare inesorabilmente compromesso dovrà essere trattato nel modo più idoneo dall'angiologo di fiducia, però è piacevolissimo lo schiarirsi della macchia e la riduzione, fin quasi alla scomparsa, di quei capillari che, troppo piccoli da sclerosare,   avrebbero dato filo da torcere al nostro angiologo.
Questa stessa tecnica risulta efficace nel Trattamento delle macchie da sclerosante.
L'efficacia di questa tecnica è talmente efficace da curare in 2-3 settimane ulcere varicose e piaghe da decubito, laddove altri trattamenti hanno fallito.
* (Fippi 1986 - Carbossigeno ed Ossicarbossi - testi e presentazioni depositate alla S.I.A.E.)
 
arto prima della curaULCERA curataGinnastica vascolare con ossi-carbossi terapia nelle patologie circolatorie degli arti inferiori e loro complicanze
 - ulcere flebostatiche
- ulcere diabetiche
- vasculopatie periferiche
Ulcus Varicosus
ulcera da tromboflebite - due applicazioni o2-co2     distanziate di sette giorni, sono stati infiltrati i bordi ed i tessuti circostanti con un mix 80/20 ossigeno- anidride in siringa da 50 ago da 30gx6
ulcera varicosa trattata con la medesima tecnica - guarigione a 21 giorni
ulcus primaulcus dopo
ulcera da tromboflebite - due applicazioni o2-codistanziate di sette giorni, sono stati infiltrati i bordi ed i tessuti circostanti con un mix 80/20 ossigeno- anidride - siringa da 50 ago da 30gx6
guarigione in 14 giorni
I Medici riportati in questo sito alla voce "medici" sono gli unici autorizzati dal Professor Giorgio Fippi
a praticare la tecnica dell'Ossigeno Frazionato messa da lui a punto nel 1985 come dimostrato dal possesso di un attestato di idoneità alla pratica dell'O2-FRAX