La Chirurgia non Ablativa nasce nel 1989 da una intuizione innovativa del dottor Giorgio Fippi dettata dall’esigenza di intervenire su alcune patologie cutanee e inestetismi, senza ricorrere a tecniche cruente,evitando il rischio connesso agli interventi condotti con la chirurgia tradizionale.
"Chirurgia non Ablativa" è una definizione antitetica (ossimoro) data dal suo ideatore a una Tecnica Innovativa che ha rivoluzionato la Chirurgia Dermatologica e l'Estetica.
Viale della Marina 9 - Lido di Roma lunedì e martedì tel. 0656324836                solo emergenze 3483339648  
 
Ricerca Clinica in Chirurgia non Ablativa delle Cisti Sebacee.
Premesse:
Le cisti sebacee sono delle neoformazioni contenenti cheratina, sebo e cellule morte.
Sono delimitate da una capsula detta anche "cencio necrotico.
Questa capsula, con il tempo tende ad aumentare di spessore, diventare fibrotica e aderire ai tessuti circostanti.
Se sollecitata meccanicamente dai tentativi di spremitura, tende a formare delle gemmazioni che ne rendono più difficile l'asportazione e sono loro la causa principale di recidiva dopo l’intervento.
La cisti si forma in genere per l'occlusione di una ghiandola sebacea.
A causa di questa occlusione, la ghiandola non può smaltire la secrezione che continua a prodursi portando alla formazione della raccolta.
Le cause di formazione delle cisti sebacee, oltre a patologie genetiche o meiopragia del dotto pilo-sebaceo, possono essere conseguenze di traumi meccanici o post chirurgici, da applicazione di farmaci e cosmetici, o comunque da sostanze oleose che gonfiando i corneociti di rivestimento del dotto ne provocano la stenosi, in alcuni casi il rigonfiamento dei corneociti trasformano il dotto pilo sebaceo in una struttura semipermeabile che trattiene la parte corpuscolata dell’escrezione ghiandolare.
 
Le cisti possono formarsi in tutte le zone del corpo, cuoio capelluto, orecchie, braccia, torace, inguine, scroto esclusa la pianta del piede e il palmo della mano.
Nella stragrande maggioranza dei casi, le cisti sono morbide al tatto in genere non dolorose, alcune di grandi dimensioni e infiammate possono
essere molto dolorose.
Le cisti sebacee, dopo un semplice esame fisico, spesso vengono confuse con lipomi, steatocistomi, cisti sinoviali e tendinee.
Ecco che spesso, anche se non necessario, sono stati prescritti esami specifici che vanno dalla più che sufficiente ecografia alla tac con contrasto e biopsia.
Molto frequentemente, per cercare di risolvere il problema, vediamo prescrivere farmaci e sostanze inutili alla risoluzione del problema.
Esaminiamoli con spirito critico supportato dall'esperienza clinica di molti e molti anni.
1) Ittiolo, forse il più inutile e dannoso ma il più prescritto: rende la cute più "dura" impedendo la formazione di un foro fisiologico per lo svuotamento del contenuto cistico.
2) Impacchi caldo-umidi di camomilla per favorire il drenaggio della ciste e lenire l’infiammazione (ma solo per la cute).
3) Argento colloidale a scopo disinfettante (ma solo per la cute).
4) Tintura madre di calendula per lenire l’infiammazione (ma solo per la cute).
5) Antibiotico terapia locale e sistemica, analizziamola:
A) Applicazione locale, ammesso che il germe sia ancora sensibile a quella molecola dopo tanti anni di utilizzo, difficilmente riesce a entrare nei tessuti sotto cutanei o, peggio, penetrare la capsula fibrosa.
B) Utilizzo sistemico, anche in questo caso è difficile valicare la capsula cistica, individuare la molecola corretta e comunque è impossibile svuotare il contenuto cistico (recidive assicurate).
6) Creme cortisoniche, usate a sproposito, si limitano a ridurre l'infiammazione, hanno effetti sistemici anche importanti come sappiamo; riducono le difese fisiologiche dell'organismo rappresentate dall'infiammazione e quindi non hanno mai risolto il problema in modo definitivo.
7) Rimozione chirurgica delle cisti sebacee - Le tecniche utilizzate a livello chirurgico:
A) Drenaggio che molte volte comporta il rischio di eresipela o peggio di forme di setticemia, imprescindibile l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro e antibiogramma del contenuto cistico.
B) Asportazione chirurgica della ciste stessa, sempre sotto copertura antibiotica.
In entrambe i casi, drenaggio e intervento di asportazione tradizionale, possono esitare cicatrici importanti, cheloidi, eresipele, forme di sepsi generali con febbre e aumento della temperatura locale e generale.
Inoltre, molto spesso, si possono avere recidive dovute alle gemmazioni della capsula cistica o alla dispersione nei tessuti circostanti di parte del contenuto cistico.
Considerato che le cisti sebacee raramente hanno una guarigione spontanea ma possono raggiungere dimensioni importanti oppure ridursi a un piccolo grumo fibroso di tessuto cicatriziale che resta silente negli anni, deve essere valutata attentamente sia la localizzazione della formazione cistica sia il fatto di essere vicina a una formazione della stessa natura.
Scopo dello Studio Clinico
 
1) Valutare la possibilità di trattare le cisti sebacce senza ricorrere a tecniche cruente.
 
2) Verificare la durata nel tempo dei risultati ottenuti con una tecnica non invasiva realizzabile senza intervento tradizionale grazie a uno strumento realizzato a questo scopo.
 
Questo strumento è costituito da tre manipoli generatori di plasma, ciascuno dei quali con caratteristiche diverse e specifici per il tipo di cute su cui agire.
 
Questo strumento rende possibile la Chirurgia non Ablativa che permette di evitare anestesia, di asportare cute, di mettere punti, doverli rimuovere e rischiare effetti collaterali indesiderati.
 
Uno degli obiettivi della ricerca è quello di realizzare un protocollo standardizzato per ottenere un risultato sicuro e perfettamente ripetibile.
 
 
Il protocollo standardizzato prevede:
Fare un’accurata diagnosi della neoformazione e prima di intervenire si devono considerare alcuni fattori fondamentali.
1) Valutare l'elasticità della parete cistica e del suo contenuto
2) Nei casi dubbi aiutarsi con una ecografia mediante una sonda appropriata.
3) Se infiammata effettuare una termografia o una tele termometria.
4) Considerare la zona dove si è sviluppata.
5) Il tempo in cui si è sviluppata.
6) Eventuali trattamenti fatti in precedenza.
7) La presenza o meno di dolore alla palpazione.
8) La presenza di un'area più elastica sulla cute soprastante.
9) La presenza di sintomi sistemici.
10) La presenza di lesioni a rischio nei tessuti circostanti (nei e precancerosi).
La rimozione delle Cisti sebacee in Chirurgia non Ablativa.
 
Senza incidere la cute, senza iniezioni di anestetico, senza punti di sutura e, se non trattate in precedenza, senza recidive a patto di estrarre il cencio necrotico.
Preparazione al trattamento.
Impacchi tiepido caldi di acqua borica per almeno due ore (una bustina di acido borico F.U. 30 grammi in mezzo litro d'acqua - Attenzione a non ingerirla!)
Trattamento:
Praticare un minuscolo foro d'accesso al contenuto cistico con flussi di elettroni catodici per evitare qualsiasi fastidio o sanguinamento.
In effetti abbiamo trasformato la forma sferica della nostra ciste in una sorta di "fiasco" dal cui collo dreneremo, senza contatto con il sangue, il contenuto cistico.
Una volta svuotato il contenuto della sacca cistica, si introduce, nel foro praticato, una pinzetta oftalmica, per afferrare il fondo del sacco che sarà asportato.
In certi casi si farà preventivamente il lavaggio del sacco cistico utilizzando una siringa senza ago appoggiata al foro drenante caricata con antibiotico o, ancor meglio, con ossigeno medicale.
 
 Riepilogando sono state effettuate quattro fasi.
1) Preparazione di un foro d’accesso adeguato e tale da non lasciare cicatrice.
2) Estrusione del contenuto cistico
3) Lavaggio con ossigeno e/o antibiotico
4) Asportazione del sacco.
Con la Chirurgia non Ablativa, molti sono i casi di cisti sebacea del capo operate senza anestesia e senza rasatura della parte.
L’avvenuta apertura del foro, sarà evidenziata da una caduta della resistenza dei tessuti sottostanti il puntale del Pled.
Una volta praticato il foro d’accesso, il contenuto cistico, il più delle volte, fuoriesce spontaneamente.
In poche parole, la sonda si affonda da sola nel contenuto cistico.
 
Anche per le cisti sebacee della fronte, valgono le stesse regole di quelle del cuoio capelluto.
Praticato il foro nel punto critico, si aiuterà la fuoriuscita del materiale senza esagerare con la pressione laterale per evitare la formazione di pseudo gallerie che porterebbero i germi in punti difficilmente sterilizzabili creando dei nuovi focolai infetti.
Un cencio necrotico all'apparenza esile e facile da asportare, in molti casi, continuando con l'asportazione, lo vedremo aumentare di spessore, ma lo continueremo ad estrarre  fino alla completa asportazione, alla fine si evidenzierà la reale dimensione dell'involucro cistico.
 
Spesso l’aumento di spessore, di cui sopra, non è dovuto alla maggior fibrosi del cencio necrotico bensì alla presenza di una parte non drenata di materiale cistico.
Il perfetto risultato estetico risulta fondamentale in questi distretti.
Una delle aree più esposte alle formazioni cistiche, è la periauricolare.
Una cisti sebacea del viso localizzata anteriormente al padiglione auricolare deve essere trattata evitando di esagerare il foro d’accesso in quanto in questo distretto esitano facilmente cicatrici depresse.
Normalmente un foro di un millimetro risulta sufficiente per lo svuotamento.
Una volta liberata la sacca dal materiale per eliminare eventuali residui, conviene risciacquare l’interno con liquido antibiotico da inserire mediante una siringa senza ago o con dell’ossigeno medicale che risulterà anche utile a scollare il sacco dai tessuti laterali.
L’attacco per l’ago della siringa andrà applicato sul foro precedentemente praticato e il medico mediante una leggera pressione verso il fondo cistico, gonfierà e sgonfierà ripetutamente il sacco necrotico con il contenuto della siringa.
L’eventuale liquido rimasto all’interno dovrà essere tamponato con del cotone idrofilo.
Infine, appena si renderà visibile, andrà afferrato il cencio necrotico che dovrà essere arrotolato mediante una pinzetta per chirurgia (una Kellina).
 
Particolarmente difficoltose, sono le sebacee della zona glutea per il fatto di essere sottoposte a traumi continui e pressioni che ne determinano il propagarsi alle aree circostanti.
Nel caso di una grossa cisti sebacea infiammata della area perianale, i tessuti risultano tumefatti, caldi e iperemici, creando grosse difficoltà nel poter asportare correttamente il cencio necrotico.
In questi casi si opera dapprima drenando al massimo il contenuto cistico attraverso più fori corrispondenti alle numerose saccature cistiche.
Una volta decompressa la zona, si faranno continuare gli antibiotici dati a copertura dell’intervento per altri sei giorni ed eventualmente, al controllo dopo venti giorni si procederà se il caso lo consente all’asportazione del sacco cistico.
Alcune cisti sebacee, contengono una fase fluida ad alcune formazioni solide che ne impediscono il normale svuotamento.
 
BRUNO-8100In questi casi ci potremo aiutare inserendo le punte di una pinzetta ricurva per facilitare il drenaggio all’esterno del contenuto cistico.
Cisti in posizioni particolari possono destare dubbi diagnostici sulla loro origine.
Prima di intervenire è necessario aiutarsi con vari presidi diagnostico-strumentali per evitare danni al paziente.
 
Piccole cisti sebacee presenti sulle palpebre, devono essere trattate con basse potenze di emissione di plasma per evitare il fisiologico ammiccamento che si evoca come riflesso ogni volta che si genera il plasma sulla parte.
Fuoriuscito il contenuto purulento, si disinfetterà la parte con del cotone idrofilo imbibito di disinfettante al benzalconio.
Al controllo, sette giorni dopo, si osserva la classica colorazione rosata della pelle che rivestiva la cisti sebacea.
 
SEBA-XANT-3
In alcuni casi di sebacee in sede perioculare, dovremo aiutarci con una pinzetta a punte arrotondate, per favorire lo svuotamento.
In alcuni casi si pone il dubbio tra cisti sebacea e sinoviale.
Un piccolo foro, utile alla risoluzione di entrambe le cisti portando all’esterno il contenuto, ci aiuta alla corretta diagnosi, meglio di una ecografia.
Materiali e metodi
La ricerca è stata effettuata su 10 soggetti di età compresa tra i 25 e i 65 anni.
Tutti afferenti ai miei Ambulatori e alle Cliniche dove svolgo lezioni teoriche e pratiche.
La diagnosi alla visita iniziale è stata formulata valutando l’aspetto della neoformazione, la mobilità sui piani sottostanti, l’elasticità, la presenza o meno di un gemizio spontaneo, la presenza di altre lesioni a rischio sui tessuti circostanti.
Si è considerata la temperatura della cute soprastante la lesione rispetto alle aree circostanti e l’eventuale presenza di stato febbrile del paziente.
Sono state valutate ecograficamente le dimensioni della neoformazione, l’eventuale presenza di grossi vasi o angiomi o di aree più dense all’interno della stessa.
È stato valutato il tempo in cui si è sviluppata la neoformazione e gli eventuali trattamenti effettuati in precedenza.
È stato chiesto se siano stati assunti farmaci, e se si quali, nei sei giorni precedenti il trattamento.
 
 
Ora, per intervenire correttamente con l'energia preimpostata sono stati ipotizzati alcuni punti tra i più elastici valutati con un normale cotton fioc ed è stato scelto il manipolo e il puntale idoneo.
Scelto il più idoneo per elasticità e posizione è stato creato il minuscolo foro per il drenaggio del contenuto.
In alcuni casi il contenuto presentava delle aree più dense che non sarebbero passate attraverso il piccolo foro esangue praticato.
Allargarlo chirurgicamente avrebbe esitato inesorabilmente in una cicatrice sulla cute.
Per evitare cicatrici ho praticato quello che le vecchie levatrici chiamavano “preparazione del canale da parto”.
In pratica con una pinzetta idonea, delicatamente introdotta nel foro praticato con il Pled, ripeto senza sanguinamento, allargato il “canale da parto cistico” si riesce perfettamente a far fuoriuscire questi piccoli grumi di materiale cistico.
CISTI-SEB-CNCO-446 (3)Finita la fuoriuscita di materia, agganciato il cencio necrotico lo si sfila all’esterno e lo si fissa con una kelly.
A questo punto lo si strappa delicatamente dalla sua sede e si termina l’intervento con l’applicazione di un cotton fioc intriso di acqua ossigenata a 10 volumi allo scopo di disinfettare e coagulare al tempo stesso la piccola goccia di sangue che si forma scollando il sacco dalla sua sede.
Non devono essere applicati cerotti o garze in quanto non si ha sanguinamento ne fuoriuscita di materia.
Il foro che era stato allargato delicatamente riprenderà la sua dimensione originaria e una volta cicatrizzato il foro d’accesso non sarà più visibile e non si avranno cicatrici di alcun genere.
Fondamentale è il manipolo adatto per quella tipologia di lesione per evitare gemizi ematici dai bordi del piccolissimo foro praticato.
 
Casi clinici
PAZIENTE 1
 
Nino B. - Sesso: maschile | Età Anni: 50 | Pregressi trattamenti: tentativi di spremitura da parte di familiari | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: media | Febbre: assente – Ciste sebacea del dorso.
Dimensione di una grossa castagna, parete elastica con contenuto denso ma omogeneo.
 
PAZIENTE 2
 
Elena C. - Sesso: femminile| Età Anni: 25 | Pregressi trattamenti: tentativi di spremitura da parte di familiari | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea del dorso.
Dimensione di una ciliegia, parete anelastica con contenuto denso disomogeneo con capsula fibrosa spessa e molto adesa ai tessuti circostanti, è stato necessaria una preparazione del canale per far fuoriuscire capsula e aderenze.
 
PAZIENTE 3
 
Gianfranco B. - Sesso: maschile | Età Anni: 60 | Pregressi trattamenti: tentativi di cura con cortisonici topici| Assunzione Farmaci: antiinfiammatori | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: media | Febbre: assente – Ciste sebacea del 5° dito.
Erroneamente diagnosticata come cisti tendinea - Dimensione di una piccolo cece, parete elastica non mobile con la flessione ed estensione del dito.
 
PAZIENTE 4
 
Gianluca R. - Sesso: maschile | Età Anni: 30 | Pregressi trattamenti: Tintura madre di calendula | Assunzione Farmaci: nessuno | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: media | Febbre: assente – Ciste dello scroto.
Dimensione di una piccolo cece, parete elastica - facilissima l’estrazione del cencio.
 
PAZIENTE 5
 
Elena b. - Sesso: femminile| Età Anni: 35 | Pregressi trattamenti: tentativi di spremitura da parte di familiari | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea del dorso.
Dimensione di una castagna, parete elastica con contenuto pastoso omogeneo con capsula fibrosa sottile e molto lunga (si sviluppava in profondità), no aderenze sacco cistico lungo oltre10 cm.
 
PAZIENTE 6
 
Giulia B. - Sesso: femminile | Età Anni: 40 | Pregressi trattamenti: drenaggio chirurgico | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea dell’areola.
Dimensione di un pisello, parete elastica con contenuto denso con capsula fibrosa con alcune aderenze da drenaggio.
 
PAZIENTE 7
 
Carla M. - Sesso: femminile| Età Anni: 30 | Pregressi trattamenti: drenaggio chirurgico | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea area zigomatica .
Dimensione di un grosso cece, parete elastica con contenuto denso con capsula fibrosa con alcune aderenze da drenaggio.
 
STESSA PAZIENTE 7
 
Carla M. - Sesso: femminile| Età Anni: 30 | Pregressi trattamenti: drenaggio chirurgico | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea area zigomatica .
Fasi dell’estrazione della capsula alterata dal pregresso intervento di drenaggio.
 
PAZIENTE 8
 
Marco T. - Sesso: maschile| Età Anni: 65 | Pregressi trattamenti: nessuno | Assunzione Farmaci: antiaritmici | Patologie in atto: aritmia cardiaca |Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea area zigomatica .
Dimensione di un grosso cece, parete elastica con contenuto caseoso con capsula di facile asportazione esangue tramite pinzetta college cotone curva.
 
PAZIENTE 9
 
Giulio S. - Sesso: maschile | Età Anni: 75 | Pregressi trattamenti: nessuno | Assunzione Farmaci: cardiologici e prostatici | Patologie in atto: angina pectoris | Soglia dolore: alta | Febbre: assente – Ciste sebacea pettorale dx .
Dimensione di una grossa castagna, parete elastica con contenuto granuloso con capsula di facile asportazione esangue .
 
PAZIENTE 10
 
Carlo S. - Sesso: maschile | Età Anni: 27 | Pregressi trattamenti: tentativi di spremitura da parte di familiari | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: media | Febbre: assente – Ciste sebacea del dorso.
Dimensione di un piccolo mandarino, parete elastica con contenuto denso e granuloso (fuoriesce scoppiettando).
 
PAZIENTE 11
 
Nino C. - Sesso: maschile | Età Anni: 30 | Pregressi trattamenti: tentativi di spremitura da parte di familiari | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: media | Febbre: assente – Ciste sebacea del dorso.
Dimensione di una grossa castagna, elastica con contenuto molto denso ma omogeneo – fragile (è stato necessario arrotolarla delicatamente con una Pinza emostatica Kelly.
 
PAZIENTE 12
 
Carlo B. - Sesso: maschile | Età Anni: 45 | Pregressi trattamenti: tentativi di spremitura da parte di familiari | Assunzione Farmaci: no | Patologie in atto: nessuna | Soglia dolore: media | Febbre: assente – Cisti sebacee dell’elice.
Di facilissima esecuzione.
 
Conclusioni:
 
Con la Chirurgia non Ablativa si sono semplificati gli interventi di asportazione delle cisti sebacee senza ricorrere a incisioni o drenaggi.
Per le cisti sebacee del capo si evita la rasatura del paziente e la infiltrazione di anestetici.
L’intervento dura pochi minuti, non crea disagio, non necessita di un post operatorio importante, non si devono effettuare visite di controllo se non in casi particolari, si riprende immediatamente la propria attività lavorativa e, tranne nei casi di pregressi trattamenti o di capsule rese fibrotiche per trascuratezza o trattamenti impropri, non si hanno recidive.
Oltre i casi riportati a scopo didattico – scientifico,  sono molte centinaia i casi trattati e risolti presenti nei nostri archivi.